Coordinatore Settore Cristian Giangiordano

BOOGIE WOOGIE

Regolamento Tecnico

Ma tu… di che Boogie Woogie sei ?

Le gare degli ultimi anni denotano una ricerca culturale nelle performance dei competitori rivolta al passato; ricerca che ha messo a nudo le caratteristiche di una disciplina multiforme e trasformista, capace di coniugare modi e stili passati con musicalità e movenze attuali. Per connotare questa disciplina potremmo dire che è “ nata dal popolo” e come molte altre, è espressione del popolo da cui ha origine per cui non è soggetta a strutture, codifiche o regole che possano schematizzarla in un ballo statico e ripetitivo.

La danza e la musica per i neri d’America era un modo per conservare il legame con le tradizioni della lontana Africa, mentre per gli Europei la danza era simbolo di un corretto comportamento sociale necessario per l’inserimento nella elite della società . La prima distinzione rilevabile riguarda quindi la tipologia dei balli legata alla natura storica che potremmo suddividere in: balli strutturati e non strutturati oppure in spontanei e costruiti.

Il Boogie Woogie, si inserisce in quella cerchia di balli non strutturati, spontanei, derivati dalla mescolanza di più stili Charleston, Lindy Hop, Big Apple, Black Bottom e Swing, con profonde origini nelle radici storiche dei popoli dell’America nera. L’epoca del Jitterburg e dei balli nevrastenici (jitter =nervi) è datata 1920 con le prime affermazioni del Jazz che, accanto alla vena malinconica del Blues, proponeva con le Jazz Band performance di assoluta ricchezza interpretativa e improvvisazione.

Il Charleston primo fra tutti i balli a rompere gli schemi, ebbe un colossale successo tra i giovani, grazie anche al forte lancio pubblicitario dell’impresario George White che per primo propose alle grandi masse questo innovativo modo di muoversi al tempo di una musicalità ritmata e frenetica. E’ al black-bottom ed al Lindy Hop che si devono le caratteristiche principali consolidate poi nel Boogie Woogie. Il Black Bottom introduce gli “Stamps “ o battute del piede in controtempo ed il Lyndy Hop introduce il distacco dei ballerini accompagnato da virtuosismi e continue variazioni dei passi base .

Tra il ’40 e ’45 con l’esplosione dello Swing e delle grandi orchestre il Boogie Woogie acquista il proprio spazio tra i giovani del tempo, che con movimenti morbidi e flessuosi accompagnavano la musica musa ispiratrice capace di stimolare passi originali e figurazioni . Con il termine Boogie Woogie viene indicato un tipico stile musicale per pianoforte derivante dal blues ma più veloce e ritmato,. I creatori sono da ricercare tra i negri che seguendo la ferrovia e le città lungo le rive del Mississippi allietavano le serata al suono della loro chitarra con quella melodia tipica che verrà successivamente trasportata sul pianoforte delle osterie (Jukers).

Tipico di questa musica era il picchiare sui tasti del piano in maniera molto decisa, quasi a cercare l’elevazione delle note al di sopra del rumoreggiare dei clienti. Chiamata fast western blues per la grande diffusione nel Texas questo stile musicale si affinò nelle grandi metopoli del nord come Chicago , St.Louis, Detroit richiamo per gli emigranti delle comunità nere alla ricerca di lavoro. Difficile individuare i precursori , la bibliografia rammenta, tra i maestri del Boogie Woogie Stavin Chain, leggendario pianista, anche se di questo genere musicale, non si conoscono dischi incisi prima del 1920. Clarence Pinetop Smith fece apparire per la prima volta il nome Boogie Woogie nel 1928 sull’etichetta di un disco intitolato Pinetops Boogie ma il grosso successo si deve alle grandi orchestre, promotrici di brani come Roll’em di Benny Goodman , Boogie Woogie di Count Basie e Hamp’s Boogie Woogie di Lionel Hampton.

Sicuramente la storiografia è molto più ricca di così ma almeno ora potete rispondermi: “ ma tu, … di che boogie woogie sei?”