DANZA DEL VENTRE
Disciplina
Coordinatore Settore Francesca Dovesi
BELLY DANCE - Danza del Ventre
Le origini della "Raqs Sharqi", che tradotto dall'arabo significa "Danza Orientale", sono ancora oggi sconosciute.
La sua storia si basa soprattutto su fonti orali: le prime notizi
e scritte ci giungono tramite i racconti dei viaggiatori
europei dell'Ottocento in Medio Oriente e in Africa settentrionale; furono loro a coniare il termine "danza del ventre",
ispirandosi ai caratteristici movimenti sinuosi, improvvisi e vibranti del ventre.
Tuttavia le origini di questa danza sono da ritenersi antichissime: ne troviamo traccia nel mondo arcaico nell'ambito di cerimonie religiose per la fertilità rivolte alla Madre Terra, in particolare nelle aree corrispondenti agli attuali Egitto, Turchia e Iraq. Questa danza è molto diffusa nel mondo arabo, ma si è sviluppata soprattutto in Egitto. Ci sono però pareri discordanti su come la danza sia arrivata in Egitto: il ministero della cultura egiziana ne attribuisce l'introduzione ai turchi che governarono l'Egitto per quattrocento anni; altre autorità egiziane giungono a ipotizzarne un'origine fenicia.
Altri sostengono che la danza ebbe origine probabilmente in Persia e di là si espanse verso il Mediterraneo, verso l'Egitto a sud e verso la Turchia a nord. Oggi questa danza è parte integrante del paesaggio artistico e culturale egiziano ed è presente nei momenti cruciali della vita quotidiana: feste, programmi televisivi, cerimonie pubbliche e private.
E' una forma d'arte femminile per eccellenza e si esprime
per mezzo di movimenti seducenti ed eleganti dei fianchi e del busto, ornati da flessuosi
arabeschi disegnati dalle braccia e dalle mani.
E' molto difficile definire un vocabolario tecnico dato che la trasmissione di questa danza è stata finora basata sull'imitazione.
La danza orientale è fondamentalmente " il movimento di un corpo stimolato da un suono..."
Non essendo i passi e i movimenti della danza orientale appartenenti ad un repertorio e non essendoci teoria di supporto alla pratica,
il repertorio "di base" deve essere costituito dai passi e dai movimenti principali, per conservarne cosi le forme fondamentali,
lasciando libera la possibilità interpretativa e la creazione di variazioni alla sensibilità delle danzatrici.